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La ricchezza viene trasferita dal de cuius ai destinatari prevalentemente in modo implicito e senza un’adeguata pianificazione. Questo comporta, molto spesso, l’esistenza di liti tra gli eredi.

La “potenza di fuoco” del patrimonialista consiste nel proporre una consulenza successoria con la quale si può evitare la discordia e, casomai, gestire l’armonia, l’equità e la meritocrazia. 

L’ordinamento giuridico prevede tra gli “strumenti” che possono essere utilizzati per trasferire la ricchezza in modo esplicito sia il testamento che la polizza vita.

La polizza vita è un contratto con il quale l’assicuratore, dietro il pagamento di un premio da parte del contraente, si obbliga entro i limiti convenuti a pagare un capitale o una rendita al verificarsi di un evento attinente alla vita umana.

Nella polizza vita l’elemento fondamentale è il rischio attinente alla vita umana ovvero la possibilità che si verifichi un evento all’assicurato. Il rischio considerato è quello demografico ossia il rischio premorienza e il rischio longevità.

La polizza vita è lo strumento per realizzare il desiderio del cliente nelle fasi di gestione, protezione e trasferimento della ricchezza. Ad esempio:

·        se il cliente rimarrà in vita potrà disporre della sua ricchezza per avere una rendita che gli consenta di mantenere il tenore di vita desiderato o per soddisfare esigenze sopraggiunte per eventi che creano non autosufficienza fisica e necessità di adeguata assistenza;

·        se il cliente premuore può decidere a chi destinare la sua ricchezza finanziaria indicando il beneficiario.

Inoltre, la polizza vita sottoscritta in bonis consente di proteggere la ricchezza da eventi futuri e incerti che possono portare all’aggressione del patrimonio accumulato negli anni. La normativa prevede l’impignorabilità e l’insequestrabilità del patrimonio allocato nelle polizze vita salvo alcune eccezioni.

La polizza vita è, anche,  uno strumento che crea vantaggi fiscali ai beneficiari caso morte perché il capitale trasferito è esente dalle imposte di successione.

Ulteriore punto di forza della polizza vita è la riservatezza: il beneficiario, che può essere variato in corso di polizza tranne nel caso di accettazione di beneficio, ha un diritto proprio a richiedere la prestazione. In caso di lesione delle quote di eredità spettanti agli eredi questi agiranno con le azioni di riduzione o con le azioni di collazione. Attenzione però che la troppa riservatezza può portare la polizza a diventare dormiente se le prestazioni non sono richieste entro i 10 anni dal momento in cui si matura il diritto.

Per concludere questa sintetica disamina sulle polizze vita occorre ricordare che è possibile accrescere la quota disponibile con l’utilizzo di una polizza temporanea caso morte.

Nel Master “il Patrimonialista” promosso da Patrimoney abbiamo avuto modo di approfondire i fattori di successo delle polizze vita utilizzate come strumento di pianificazione patrimoniale e successoria.

Buon lavoro ai Patrimonialisti

a cura del dr. Giuseppe Falcone